L'importanza di dire No.
Ho ripreso l'intervista sulla "Repubblica" di ieri di Franco Marcomaldi a George Steiner.
Le affermazioni del grande critico inglese sembrano banali, quasi scontate nella loro apparente semplicità, ma forse per affrontare l'oscurità contemporanea possono bastare un pò di semplice buonsenso e una rinnovata passione, piuttosto che inseguire nuovi modelli culturali.
"Abbiamo perso l'arte di dire "No". No alla brutalità della politica, no alla follia delle ingiustizie economiche, no all'invasione della burocrazia nella nostra vita quotidiana. No all'idea che si possano accettare come normali le guerre, la fame, la schiavitù infantile. C'è un bisogno enorme di tornare a pronunciare quella parola. E invece ne siamo incapaci. ... sono sgomento di fronte al'acquiescenza di tante persone per bene trasformate in campioni di fatalismo. Che dichiarano apertamente il loro scetticismo in ordine all'inutilità della protesta, quasi che protestare fosse diventato imbarazzante... purtroppo la famiglia e la scuola, per non parlare dell'intero sistema mediatico, inoculano sistematicamente tale virus. Per questo è fondamentale riabituarsi alla resistenza contro i falsi idoli del nostro tempo. A partire da quello principale: il denaro. Anzi, il fascismo del denaro."
"Evidentemente l'individuo ha la sensazione di trovarsi di fronte a uno schieramento di forze anonime talmente potente da bloccare qualunque reazione. Ma c'è anche un altro fattore, che non va dimenticato: la catastrofe delle ideologie novecentesche, a cominciare dal marxismo nelle sue varie applicazioni politiche, ha fatto terra bruciata dietro di sé. E il disastro non è soltanto politico, ma soprattutto culturale. Tanto per capirci: l'Italia senza Gramsci è un paese amputato, irriconoscibile."
"Quando io ero giovane si potevano ancora compiere quelli che io chiamo errori "creativi". Perché nella vita di un giovane è fondamentale poter sbagliare, per costruirsi una vita intensa e appassionata. Oggi non è più possibile. Ed è terribile pensare a un ragazzo di diciotto anni che si vede negato qualunque entusiasmo ideale, utopico."
"Ormai non esiste aspetto della vita privata, anzi della più sacra intimità, che non venga esibito e reso pubblico. In tutti i campi è all'opera una pervasiva "industria della penetrazione" volta a spogliare l'essere umano di questo inalienabile segreto personale. Mentre la vera forza di ciascuno è raccolta in ciò che può e deve tenere dentro di sé. Come ricordava Heidegger, nessuno può morire "al posto tuo". E la grandezza di ciascun uomo risiede nella capacità di affrontare in solitudine ogni passaggio delicato della propria esistenza: compresi i fallimenti, le malattie, le disgrazie. In un poema del 1912 Ezra Pound scriveva: "la discrezione sta scomparendo". Beh, quella intuizione si è definitivamente confermata. E francamente non credo che si possa tornare indietro."
"Nell'uomo esiste un sentimento forse ancora più potente dell'amore e dell'odio: penso a quelle "passioni profonde", e spesso inspiegabili, per un qualcosa che ai nostri occhi assume un valore supremo. Banalmente si parla di hobby, mentre invece è sul terreno della vera e propria passione che si gioca il nostro destino. In quello spazio libero e gratuito in cui ciascuno coltiva un intimo amore, senza negoziarlo né doverlo giustificare.
Io ad esempio adoro il jazz, stare con il mio cane e andare per librerie antiquarie in cerca di antiche traduzioni dell'Iliade. Se qualcuno mi dice che sono modi sciocchi di passare il tempo, neppure rispondo. Perché sono convinto, al contrario, che essere presi per il collo da una passione, esserne posseduti, sia il dono più grande per un uomo. L'ho sempre detto ai miei studenti: coltivate le vostre eccentricità, ampliate gli spazi liberi del vostro spirito. Anche questo è un modo di dire no e preservare la privacy"
"Viviamo in un mondo in cui il valore dell'esistenza individuale pare dipendere unicamente dai riconoscimenti esterni. Io invece continuo a credere che una persona sia tale perché da sola, ogni mattina, si mette alla prova. Sapendo di andare incontro allo scacco, ma non arrendersi ad esso. Nessuno l'ha detto meglio di Beckett: "fallire di nuovo, fallire meglio".
Vita brevis, ars longa, occasio praeceps, experimentum periculosum, iudicium difficile
Vivo giorni trafficati che solo di rado concedono di riprendere fiato. Il blog, per non parlare di forum vari e facebook, diventa così uno "spazio" momentaneamente accantonato. Mi ritaglio minuti per leggere opinioni tra le tante maglie della rete ma rimane sempre (troppo) poco tempo per riflettere e scrivere. Quando posso preferisco quindi concedermi piccole gioie familiari, la tenerezza di Mina, libri, immagini e molti suoni (mai ascoltato tanta musica come in questo periodo).
Qualche eco da fuori però riesce a filtrare e comunque del mondo bisogna occuparsene.
Sono tempi strani, viviamo giorni di incredibile possibilità e sviluppo ma la percezione (errata quasi sicuramente) che ne abbiamo è che (la crisi è perfetto un alibi- complice occasionale) sia in atto una decadenza epocale.
Noi italiani siamo presi da abitudini talmente ataviche da diventare perniciose (come già autorevolmente affermato, la Cosa è una malattia degenerativa) tanto che stiamo mutando la percezione in realtà. Quasi che il Paese si sia trasformato, come nei peggiori vaticini pasoliniani, in una cloaca a cielo aperto.
Dovremo inventarlo uno spiraglio, un getto di luce che ci permetta di guardare le cose sotto un angolo diverso. Per farlo occorrerà un radicale cambiamento. E questo fa paura. Davanti a qualunque scenario innovativo ci ritraiamo istintivamente.
Il mondo ci chiede di correre ma sappiamo solo chiuderci in casa.
Impareremo prima o poi, occorre tempo. Chissà se sapranno aspettarci là fuori.
Torno presto. Spero. Vorrei. Mi auguro di ritrovarvi. Buone cose a tutti.
Habemus ....Bersani 
vabbè, intanto che elaboro qualcosa l'unico commento sensato che ho sentito è questo:
" Gli elettori del Pd sono persone encomiabili, continuano a prenderci sul serio nonostante le cazzate che facciamo"
Domani le Primarie del PD:
io voterò Ignazio Marino

Perché è l'unico candidato che offra la
prospettiva di un partito laico, moderno ed europeo...
e pertanto non vincerà, mica siamo in America che il presidente lo scelgono su internet

Dove eravamo rimasti?
Ah si, c'eravamo lasciati con i festini e le veline si torna con un bell'attacco squadristrico alla stampa e a chi non è allineato al pensiero della Cosa, intanto il paese va sempre più a ramengo.
Halleluhia!!!
Una frase dal web:
"Berlusconi non è altro che la quintessenza di un potere politico mafioso, radicato, omertoso e specchio del Paese di Pulcinella!
Ci meritiamo questo, perché questo è ciò che la maggior parte di 60 milioni di italiani è!"
Beh, io no! non ho fatto niente per meritarmelo!
...I cori russi la musica finto rock la new wave italiana neanche la nera africana...
Si è tolto dai coglioni mike bongiorno, ha fatto più danno lui alla cultura italiana che dieci alluvioni di Firenze. Ed è tutto un peana di cordoglio.
Non ci sono più gli intellettuali di una volta signora mia!
Allev(at)i in batteria: la musica è finita.
(Da un tread del forum di Video HiFi)
Il Critico musicale dell'Osservatore Romano, Marcello Filotei è particolarmente polemico su Giovanni Allevi. Dice: "Giovanni Allevi non è affatto "strambo", è costruito con una cura assoluta ed è la rappresentazione oleografica del compositore, così come se l'aspetta chi non ha molta consuetudine con le sale da concerto". E più avanti: " il compositore marchigiano arriva e offre al pubblico quello che già conosce... E questa è la forza culturalmente pericolosa dell'operazione Allevi: convincerci che tutto quello che non capiamo non vale la pena di essere compreso. Rassicurati sul fatto che "non siamo noi ignoranti, sono loro che non sanno più scrivere una bella melodia", potremo finalmente andare fieri di non avere mai ascoltato Stravinskij".
La recensione del quotidiano della Santa Sede è molto stimolante. Non tanto per il fenomeno Allevi, che di per se ha pochissimo di interessante, quanto sul fatto che il pianista marchigiano definisce la sua musica: "classica contemporanea". In realtà la musica classica sta ad Allevi come la pizza napoletana sta a quella che vendono surgelata in Germania. E Allevi stesso è un fenomeno commerciale, che porta con se tutti i luoghi comuni sulla musica, sul pianoforte, sull'esecuzione pianistica. Qualunque persona di media cultura musicale capisce immediatamente di che musica si tratta: roba da aereoporto o studio dentistico, perfetta per rimanere in sottofondo. Ma é soprattutto una musica che non ha ambizioni, né di essere ricordata, né di essere ascoltata con emozione.
Eppure è ormai qualche anno che ci si sente ripetere sempre la stessa cosa. Allevi compositore strambo, ragazzino capace di incantare quando siede alla tastiera. E invece se lo ascolti dal vivo ti accorgi che il suo suono non è mai pulito, che la dinamica pianista di Allevi è incerta, e che persino la tecnica non è al livello di un pianista degno di questo nome. Per non parlare del livello delle composizioni. Ma queste cose non le scrive nessuno, perché i critici dei giornali non sono critici, ovvero non sono persone con una preparazione specifica per capire certe cose, ma sono giornalisti che esprimono giudizi. Ovvero persone prive di una vera preparazione che si inventano canoni che non esistono.
Il critico dell'"Osservatore" aggiunge: "In un Paese come l'Italia - dove c'è chi, come Alessandro Baricco, arriva a scrivere e dirigere film (Lezione 21) per spiegare che Beethoven è sopravvalutato - è abbastanza frequente che si cada nel tranello dell'artista svagato. Certo non è colpa dell'artista in questione, ma di un sistema scolastico fatto di flauti dolci e Fra Martino campanaro che spesso non fornisce gli strumenti per distinguere Arisa da Billie Holiday, figuriamoci Puccini da Allevi".
(fin qui il tread... ma la riflessione può ampliarsi)
Infatti non c'è solo Allevi ad ammorbare il panorama musicale italiano, non a caso il triste, insulso frastuono che ci circonda è pieno di marcocarta, tatangelo/d'alessio, giusi ferrari, dj francesco;
produzioni da format tv con target-massa molto basso, alle quali si possono affiancare, e scaricare anch'essi senza rimpianti nella pattumiera della musica, anche i maggiorenti: zuccheri, ramazzotti, jovanotti, vaschirossi, giorgie&pausine e altre vomitevoli cosine de caravaserragliocantante. Per non parlare di vecchie carampane che in senilità stanno progressivamente distruggendo la loro reputazione sgallettando come veline per raccattare (ancora? Ma ne hanno davvero bisogno?) qualche altro soldino.
Ora uno mi obietterà che anche all'estero hanno le loro britneyspears & Co.
Vero. Ma è anche vero che accanto alle deiezioni organiche negli altri Paesi (e non solo occidentali) esiste una realtà musicale diffusa fatta di musica, cultura, ricerca e di ascoltatori evoluti e consapevoli che da noi è praticamente una peculiarità residuale, fatta di pochi eletti-dispersi appassionati che producono o consumano musica di qualità.
Inutile chiedersi perchè accade in Italia, l'articolo dell'Osservatore dava già una risposta: la scuola italiana assolutamente non avvicina i ragazzi alla musica. Ma dico, i prof di musica, diplomati di conservatorio quasi sempre dotati di ottime competenze e grande passione per la materia, possibile non siano capaci di portare in aula un registratore, un mp3 attaccato a delle casse, per fare ascoltare qualcosa di interessante ai loro studenti? Ed è mai possibile che non siano capaci una buona volta di smetterla con i flauti dolci, con quei c***i di solfeggi e iniziare ad insegnare agli stessi ragazzi l'uso di un qualsiasi strumento, che sò almeno una chitarra e una pianola? O, benchè meno, proporgli un corso sull'evoluzione della musica popolare moderna? Bah. Misteri della pedagogia.
Altro aspetto da evidenziare è purtroppo (argomento vecchio) la crisi culturale determinata dalla televisione italiana che è il principale strumento divulgativo-informativo-politico di questo paese (mica per caso il berlusca ci ha un controllo ferreo). La tv è un mondo in cui la musica è ridotta a un mezzo come un altro per ottenere successo e popolarità, mica per elevare lo spirito. Il risultato è che, per il solo fatto di passare su X-Factor o su Amici, si confonda un dilettante per un artista, piuttosto che considerarlo un mestierante senza talento e per di più anche abbastanza pirla.
Anche altrove il panorama dei media non è idilliaco ma penso che almeno qualche grande evento in prima serata ogni tanto lo trasmettano, da noi ormai è notte fonda...nel senso che forse qualcosa passa alle ore piccole, ogni tanto non esageriamo che poi vi vengono delle idee strane.
Ancora da segnalare la politica suicida delle grandi case discografiche che negli ultimi 20 anni hanno inseguito solo i profitti a scapito della promozione e ricerca di nuovi talenti. I "nuovi" prodotti musicali erano tali solo se vendevano, alla lunga ciò ha portato all'appiattimento verso il basso e al conformismo delle nuove proposte. I vecchi cataloghi sono stati riproposti ai consumatori in continui nuovi formati che alla fine hanno fiaccato anche il più spendaccione dei fan. Poi ci si sorprende che la EMI (si proprio la EMI dei Beatles, Rolling e Pink Floyd) sia sull'orlo del fallimento e che siano attaccati alla canna del gas del prossimo (eddagli con le ristampe!) cofanetto digitale dei Fab Four per sperare di sopravvivere ai debiti.
Inoltre non aver compreso, e ancor oggi non è che i discografici sappiano bene come relazionarsi, l'avvento del web e del fenomeno del download. Ormai i giovani non danno più grande significato all'acquisto della musica, specie considerando che su un cd ci sono al max 2-3 canzoni decenti, e preferiscono scaricarla (aggratis) in rete. Non solo, un giovane consumatore che ventanni fa ancora dedicava una percentuale molto importante del suo reddito disponibile all'acquisto di prodotti musicali, oggi lo distribuisce su un arco di prodotti che va dai telefonini (con relative suonerie), ai personal computers, ai giochi digitali.
Il risultato finale è che abbiamo una generazione complessivamente incolta, non interessata alla musica, a cui non vengono proposte dei "nuovi musicisti" in cui identificarsi, che comunque non dedica alla musica, e non ha intenzione-abitudine a farlo, una parte consistente del suo reddito.
Che aggiungere? Speriamo in tempi e musiche migliori.
- Vuoi vedere che Bossi ne combina una buona e ci libera del Vaticano?
- Impossibile! Le grandi imprese non riescono ai Grandi uomini,
figuriamoci alle mezze tacche.
- Poi se ne esce con questa cosa dei Patti Lateranensi alla
vigilia dell'incontro dell'incontro del nanerotico con Bertone, sembra strana
una rottura, piuttosto sa tanto di avvertimento per mezzo terzi:
"Santità, vediamo di non sputare nel piatto dove mangia..."
siccome non può dirlo berluscao, lo fa dire ai bravi ragazzi brianzoli.
- Insomma una specie di "proposta che non si può rifutare"?
- Ecco, bravo:...capito mi hai.
L'Esilio
Cosa fare con gli italiani chiedeva il grande Josè Saramago pochi mesi fa. Che fare con questo paese che sembra aver perso completamente la fiducia in se stesso e memoria della sua storia?
E' triste constatarlo ma sembra che non ci sia più niente da fare, questo è un paese che sprofonda progressivamente a livelli sempre più bassi di ignomia.
E' un paese impaurito e tormentato da tante insicurezze, in primis dal timore di perdere il benessere che aveva appena raggiunto. un benessere che, come aveva giustamente vaticinato Pier Paolo Pasolini, è diventato la sua condanna invece di essere fondamento di progresso e sviluppo culturale.
Da troppi anni senza una degna classe dirigente che gli sappia indicare un futuro, l'italiano si è rifugiato nell'immobilismo, nel conformismo, nel corporativismo. Fenomenalogia che a suo tempo fu descritta efficacemente come "l'Eterno Fascimo Italiano". Dilettante e sottoacculturato l'italiano si è sempre autocelebrato e incensato dei suoi limiti, sbanderiati come punti di forza, rifiutandosi di accettare qualsiasi cambiamento.
Del resto una vera classe dirigente gli italiani non l'hanno mai avuta, i grandi rari politici che si sono succeduti in Italia erano solo una ristretta élite illuminata che ha cercato con i mezzi che aveva a disposizione di traghettare il paese verso la modernità.
Un "paese mancato" che persa l'occasione di rifondarsi verso il futuro ha poi perso la certezza dello status economico raggiunto nel dopoguerra ed ha finito per proiettare le sue insicurezze nella diffidenza e nella paura del nuovo, del mondo globale come si è venuto a formare dopo la caduta del Muro, e di conseguenza paura dello straniero, che inconsciamente riconosce come dinamico e giovane, e quindi come potenziale concorrente.
Gli italiani hanno scelto di autoemarginarsi dal consesso internazionale affidandosi a un clown che li blandisce rivalorizzando i loro vizi e le loro miserie.
Rintronati dalle televisioni abbiamo perso capacità di analizzare e comprendere quello che succede attorno a noi, ma quel che peggio negli ultimi tempi sembra che anche la tradizionale bontà d'animo stia lasciando il posto ad indifferenza e rancore.
Il trattamento inumano riservato agli immigrati che cercano di attraversare il Canale di Sicilia per approdare sulle nostre coste è sintomatologia di una malattia cui può solo essere data la terribile definizione di razzismo.
Il rancore quando è privo di un "capro espiatorio" finisce invece per indirizzarsi contro tutte le istituzioni del vivere civile (l'Unità Nazionale, la Costituzione, le norme del diritto sociale) che tanti sacrifici sono costate alle generazioni precedenti. Lo scenario di unoscontro di interessi tra il Nord e il Mezzogiorno saggiamente sempre evitato dalla classe politica del dopoguerra si sta materializzando come un incubo concreto, con il rischio di consegnare definitvamente il Sud nelle mani della Mafia. La Lega Nord, accozzaglia guidata da un branco di ex falliti, ignoranti e avvinazzati avventurieri è di fatto la principale forza ideologico-politica del paese.
Ci sono ancora tanti, per fortuna che non si sono piegati a questo abbruttimento ma ogni giorno che passa di fronte allo sconfortante quadro che il paese presenta stanno diventando degli esuli. Esuli in patria. Chi è giovane ha cultura e voglia di respirare aria pulita sta sempre più scegliendo di andare all'estero indebolendo progressivamente l'opposizione a questo declino. L'opposizione politica che pur è presente e diffusa per svariati motivi è ancora alla ricerca di un'identità precisa. Nel frattempo la nazione rischia di morire. Che triste destino.
(ringrazio Evdea per l'idea di Esilio).
Fa caldo, è estate sembra una cosa normale? In realtà fa meno caldo degli ultimi anni, la stagione infatti è relativamente fresca. Sembra sia colpa del Sole: ha meno macchie solari, anzi non ne ha affatto, e questo comporta un'attività solare più tranquilla e conseguentemente minore radiazione. Gli astronomi assicurano che è un punto basso "normale" del ciclo delle macchie solari ma in giro sul web c'è già chi annuncia un'incombente "piccola era glaciale".
Mi raccomando: copritevi!